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Lunedì 13 Aprile 2009 22:29

Intervista a Giuliano Sommerhalder

 

Salve Maestro Sommerhalder,

attualmente lei è la Prima Tromba dell'orchestra del Gewandhaus di Lipsia, nonché un solista di fama internazionale e vincitore di prestigiosi concorsi come: Concorso Internazionale per Tromba al Conservatorio "P.I. Čaikovskij" di Mosca, Concorso Radiofonico Internazionale Concertino Praga,  concorso "Timofej Dokšicer" a Vilnius, Concorso Internazionale di Musica "Primavera di Praga",  Concorso Internazionale "Maurice André" della Città di Parigi (pari merito), 2° Premio come pure il Premio del Pubblico al Concorso Internazionale di Musica delle ARD di Monaco di Baviera. Dal 2008 poi, fa parte della rassegna BBC Radio 3 New Generation Artists.

1. A che età ha iniziato a studiare e chi sono stati i suoi insegnanti oltre suo padre Max Sommerhalder?

Ho iniziato a circa sei anni e mezzo quando suonavo il violino da poco più di un anno (mia madre è violinista). A dieci anni decisi di voler continuare soltanto con la tromba. Mio padre è stato ed è tutt’ora l’insegnante che mi ha dato di gran lunga più di tutti. Ho avuto interessanti consigli, soprattutto riguardanti aspetti come la respirazione, la postura e il modo di studiare, da Stephen Burns e James Thompson, che ammiro molto.

2. Suo padre è considerato uno dei più bravi insegnanti di tromba a livello internazionale. Cosa significa per lei esserne il figlio? E ciò ha influito molto sul suo avvicinamento alla musica e alla tromba?

Mio padre è un didatta completo sotto tutti gli aspetti e oltre ad essere un gran musicista è una fonte inesauribile di informazioni di cultura generale che arricchiscono enormemente il modo di far musica mio e dei suoi allievi. Il fatto che io sia cresciuto in una famiglia di musicisti ha reso quasi inevitabile che lo diventassi anch’io. A casa era normalissimo che si parlasse quasi esclusivamente di musica, del far musica e di tutti gli aspetti correlati, come misure di bocchini e cannelli, abbellimenti nei concerti classici, modo di comportarsi sul palcoscenico, e che si ascoltasse una quantità enorme di dischi di musica classica, qualche volta di jazz. Essere figlio di un insegnante di alto livello mi dà certamente un po’ di orgoglio, anche perchè la “dinastia” continua e senza di lui non sarei quello che sono. Soprattutto, però, mi sento molto fortunato per aver avuto un istruttore tanto valido senza nemmeno dover uscire di casa.

3. Il suo rapporto allievo/insegnante con suo padre come è stato?

Essere figlio del proprio insegnante può tuttavia anche essere un grosso problema, soprattutto perchè nei confronti di un genitore ci si permettono dei comportamenti che mai si avrebbero con un “Maestro”, cosa che per molti anni ha reso dura la vita a mio padre il quale, giustamente, mi imponeva dei ritmi di lavoro elevati senza i quali non avrei certamente raggiunto quello che ho raggiunto. Oggi gli sono molto riconoscente per non aver mollato mai nonostante il mio caratterino non sempre molto docile nei suoi confronti...

4. Quando ha iniziato a suonare la tromba, pensava di arrivare così in alto?

Quando ho iniziato, per me era come un gioco, e non ho mai sentito la necessità o la pressione di arrivare da qualche parte. Era normale e basta. I miei genitori hanno evitato di “vendermi” precocemente o di spingermi, ad esempio, a suonare perfetto a tutti i costi. Fare musica era normale come mangiare e dormire. Certo, a volte hanno dovuto obbligarmi perchè avrei preferito giocare a hockey con gli amici... Non ho mai avuto grandi sogni, ma fortunatamente avevo un padre che una cosa o la faceva bene o non la faceva. I sogni sono pericolosi, perchè possono risultare in grandi delusioni. Quando feci i tre grandi concorsi nel 2003 ero preparato bene, ma mio padre si premurò di assicurarsi che non ci sarei rimasto troppo male se fossi uscito al primo turno. Forse è stato anche grazie a questo che fui relativamente calmo al momento delle prove. C’era una certa indifferenza o rassegnazione che ancora oggi cerco di conservare.

5. Chi sono i trombettisti che più apprezza nel panorama mondiale?Si rifà a qualcuno di essi?

Ho avuto più di un idolo, ma nessuno di cui volessi essere copia conforme. Il mondo è pieno di gente in gamba, e cerco di imparare da ognuno ciò che tra le sue capacità spicca maggiormente. I due più grandi sono forse stati Timofei Dokshizer, per la sua incredibile musicalità, uno dei pochi che sotto questo aspetto si comportano come i grandi violinisti o pianisti, e Rafael Méndez, la cui tecnica non finirà mai di stupirmi. Poi ci sono Stephen Burns, per la qualità e l’equilibrio sonoro in tutti i registri, Maurice André per la nitidezza dello staccato, Håkan Hardenberger per la resistenza e per la carriera, David Guerrier per l’accuratezza, Sergei Nakariakov per la strabiliante velocità, Jeroen Berwaerts per la versatilità e il timbro, Omar Tomasoni per l’efficienza e la purezza del suono, il mio collega Lukas Beno per la potenza senza limiti, Bud Herseth per la precisione nel rispettare il testo, Matthias Höfs per come suona il trombino, tanto per citarne alcuni...

6. Cosa significa per lei fare la Prima Tromba?

La differenza tra il capo sezione e la “fila” è che il capo sezione ha il privilegio di fare “musica da camera” con gli altri capi sezione e con il direttore. Fare la prima tromba significa inviare e captare segnali musicali sonori e visivi da poi ritrasmettere alla sezione, fare da tramite e da guida. Fare la Prima Tromba significa anche assumersi la responsabilità sul “prodotto” della sezione. Fare la prima tromba significa suonare con addosso un certo livello di pressione che si può sentire più o meno a seconda dell’orchestra, del direttore, del repertorio ecc., ed è questione di carattere saperla gestire o meno.

7. Come gestisce la sua sezione per aver il massimo rendimento da essa?

Credo che la cosa più importante sia innanzitutto dare il miglior esempio possibile. Se suono male o non sono preparato non mi posso aspettare che la mia sezione faccia meglio. Se invece riesco a presentare un lavoro fatto bene posso insistere affinché la sezione si impegni di più. Inoltre il modo di comunicare è importantissimo. Ci vuole un sacco di pazienza e di comprensione verso eventuali colleghi più anziani o meno portati che potrebbero aver meno facilità a raggiungere un certo livello. Il tono di voce deve essere sempre cordiale e rispettoso, anche nei momenti dove le opinioni divergono. Spesso critico me stesso prima di puntare il dito su altri. Dico piuttosto “facciamo” che “fai” o “fate”.

8. Per diventare un solista di fama internazionale la bravura conta molto, ma per lei di cosa altro si ha bisogno? E cosa significa esserlo?

Ci vuole una buona dose di coraggio e di sfacciataggine, ed è importantissimo rimanere con i piedi per terra, essere realisti e consapevoli dei proprio limiti e di ciò che ancora c’è da migliorare, ma anche delle proprie capacità e del proprio valore. L’autostima non deve mai mancare. Ognuno di noi ha delle qualità!

Esserlo significa avere la possibilità di dare l’esempio ad altri, di contribuire all’evoluzione ed all’arricchimento della famiglia del proprio strumento. Significa anche un sacco di lavoro, non solo musicale. Significa viaggiare moltissimo e non avere una vita “normale”. Significa dover soddisfare delle aspettative. Significa esporsi a critiche di ogni tipo. Ma anche godersi uno scroscio di applausi...

9. In rete ci sono diversi video che la riprendono in esecuzioni quando lei era ancora un bambino, che ricordi ha della sua infanzia?

Ricordo che odiavo parlare di abbigliamento da concerto, che ero spensierato ma allo stesso tempo critico al punto da fare delle brutte smorfie quando succedeva un errore, che avevo pronta una scusa per ogni cosa che non andasse come previsto, che studiavo sempre quello che già mi veniva, e che studiavo comunque soltanto per poi poter uscire a giocare con gli amici.

10. Si sa che vedere un bambino che suona a quei livelli, subito lo si etichetta come bambino prodigio. Le è pesato essere considerato tale?

Nel momento che mi resi conto di esserne forse stato uno (anche se credo che un bambino prodigio sia un’altra cosa, io ho semplicemente iniziato presto e bene) non lo ero già più e con ciò "l’incantesimo" si era sciolto da sé. Come già accennavo, il fatto che i miei genitori non mi presentassero mai come un bambino prodigio mi aiutò molto ad uscire da quell’età senza la consueta “crisi”.

11. Attualmente c’è un altro bambino che diciamo sta avendo, forse, il suo stesso percorso, ovvero Ruben Simeo. Lo conosce? Cosa ne pensa?

Si, lo conosco, abbiamo suonato insieme una volta. Ruben (che anch’esso, ormai, non è più bambino) è uno dei talenti più strepitosi che abbia incontrato. In comune abbiamo il fatto di avere il padre come insegnante e “promoter”, e forse il fatto che siamo cresciuti senza che ci venisse tolta la possibilità di fare una vita normale. Purtroppo però viene “venduto” come una star e spero possa mantenere la testa lucida e rimanere con i piedi per terra per arrivare dove può arrivare. Se troverà un insegnante che possa aggiungere al suo eccezionale talento la cultura e l’umiltà dei grandi, non avrà limiti di alcun tipo.

12. Se dovesse dargli un consiglio, cosa gli direbbe?

Di imparare le lingue; di non fare il mio stesso errore di studiare quello che già sa fare; di limitare l’uso della PlayStation a sole 4 ore al giorno :)

13. Ci descrive una sua giornata tipica di studio?

Questa è la domanda più difficile... Le mie giornate sono molto varie, anche a seconda del fatto che debba lavorare in orchestra o che sia libero. Quando ho le prove in orchestra la mattina cerco di scaldarmi per almeno 15-20 minuti prima di entrare in prova. Quando le ho la sera ne approfitto per studiare le “mie” cose (repertorio solista) in giornata, farmi una dormita e poi fare la prova o recita d’opera che sia. Se devo suonare una cosa particolarmente faticosa oppure quando ci sono i concerti di sinfonica evito di suonare più di tanto in giornata. Rimane importantissimo il warm-up la mattina, entro mezzogiorno. Se invece ho una giornata libera cerco di studiare in porzioni da un’ora ciascuna, magari facendo la spesa o lavori d’ufficio nel tempo rimanente. Generalmente non riesco a superare le 3 ore. L’importante è che lo studio sia anche riflessivo e fatto in modo da non suonare tutto il tempo stancandosi inutilmente.

14. Quando tempo passa a studiare tecnica? O preferisce dedicarsi più al discorso musicale?

Altra domanda difficile... Credo che lo studio debba essere flessibile ed adattarsi alle esigenze di quello che si va a suonare. La tecnica è indispensabile e neanche un minuto fatto sarà sprecato. Ne faccio tanta, sì per migliorarla ma soprattutto per mantenerla. La tecnica è la parte “atletica” del nostro mestiere. E ogni atleta sa che appena smette di allenarsi perderà il fisico. Questo vale non solo per gli aspetti di velocità, ma anche di resistenza e di coordinazione. La tecnica è il mezzo con cui trasformiamo le idee musicali in musica vera e propria. Non averla sarebbe come voler giocare a calcio ma non saper tirare il pallone. Non basta essere un genio di strategia se non si hanno i mezzi per trasformarla in azione. Allo stesso modo, la tecnica è una cosa che va allenata e mantenuta ogni giorno, mentre il discorso musicale si evolve e matura con il tempo, è frutto di esperienze, insegnamenti, studio degli stili di ogni epoca, ascolto di altri artisti come grandi violinisti, cantanti, pianisti, riflessioni. Eppure entrambi questi aspetti hanno uguale importanza. Suonare perfetto ma senza espressione è contrario allo spirito della musica. Suonare con un’eleganza meravigliosa ma sbagliare due note qui, una legatura là è un peccato.

15. Quanta importanza da all’uso di apparecchi per la respirazione come ad esempio la piramide, bag ecc?

Rispetto chi ne fa uso, purché non esageri. Secondo me si possono raggiungere gli stessi risultati facendo dei semplici esercizi come quelli del DVD “The Breathing Gym” di Patrick Sheridan e Sam Pilafian. Inoltre è importante capire, se si usano tali apparecchi, che COSA si voglia raggiungere usandoli e non usarli tanto perchè un qualche guru degli spirometri promette miracoli se li si usano. Gli spirometri non sono altro che ginnastica che serve ad ottimizzare la capacità polmonare e la costanza del flusso d’aria.

16. Quale è il suo ideale di suono?

Con il passare del tempo sto diventando più indifferente sulla questione del suono. Volevo che fosse scuro ma agile. Ora in realtà mi rendo conto che vorrei avere un suono più chiaro e squillante. Per me il suono (della tromba classica, intendiamoci), deve essere caldo, vibrante, malleabile, flessibile, senza rumori. Come la voce umana, guarda caso. Un suono troppo grande e aperto non permette di fare i colori e le dinamiche della musica francese o di un Mozart o Haydn. Un suono piccolo e compatto rovinerebbe ogni sinfonia di Mahler e ogni Sonata di Hindemith. Cerco sempre di trovare un suono il più possibile consono alla situazione nella quale mi trovo, evitando di stabilirmi su un determinato “suono standard”. Con l’imboccatura, la gola, l’aria ecc. abbiamo la possibilità di creare una moltitudine di timbri ed effetti ancor PRIMA che entrino nella tromba.

17. Cosa fa per migliorarlo?

Cerco la soluzione nelle basi. Respirazione profonda e completa, gola aperta, labbra chiuse, aria non troppo lenta. Mi immagino il suono che voglio trovare. Mi chiedo se so cosa voglio. E poi cerco di imitare il suono nella mia mente. Spesso facciamo troppe cose per cercare di fare un bel suono. Il segreto sta nella semplicità. È importante cercare sempre il più bel suono al momento di suonare, evitare compromessi. Se insegnamo al nostro corpo come fare un bel suono, lui se lo ricorderà.

18. Studia col bocchino e l’anello? E come?

Suono con il bocchino quando faccio warm-up. Gli dedico almeno 5-10 minuti. Bastano delle semplici scale, ascendenti o discendenti, è indifferente. Cerco di trovare l’intonazione perfetta e un bel suono per ogni nota senza accettare note traballanti o stonate “perchè tanto è solo il bocchino”. Il bocchino è l’inizio della tromba. Se non è bello ciò che esce dal bocchino, non lo sarà neppure ciò che esce dalla tromba.L’anello non lo uso. Secondo me è un po’ pericoloso perchè si è tentati di aprire troppo l’imboccatura cercando di produrre un bel suono. Inoltre l’anello, a differenza del bocchino, non oppone resistenza al flusso d’aria, resistenza che è molto importante tenere in considerazione quando si suona la tromba. L’anello è stato ideato per poter visualizzare la corretta centratura dell’imboccatura. Nel caso del cosiddetto “visualizer” (con penna attaccata) serve anche a trovare la sensazione di “centrare” il foro del bocchino. Entrambi i modelli sono destinati ad un uso limitato alla fase iniziale dello studio. Credo molto nel fatto che il nostro corpo “impari” ciò che gli insegnamo. Una volta trovato il “feeling” della posizione del bocchino e dell’angolazione dello strumento, si può proseguire con tutto il resto. Lo stesso “feeling” si può però benissimo trovare anche senza l’ausilio dell’anello, semplicemente ascoltando il suono e il risultato di eventuali modifiche di angolazione, posizionamento sulle labbra ecc.

19. Come affronta e prepara un programma da concorso?

Cerco di conoscere il più possbile i brani richiesti. Questo significa capire in quale epoca siano stati scritti, ascoltare altre opere dello stesso compositore o di suoi contemporanei o “cugini” di stile. Nei concorsi è importantissimo rispettare quello è il testo, cioè le dinamiche, i tempi, i fraseggi ecc. È importante badare alla precisione e ai dettagli. È indispensabile provare i brani con un pianista fino ad avere  la piena consapevolezza di quello che è la parte dell’accompagnamento e di sapervisi “orientare”, capire i punti chiave ai quali badare particolarmente. La preparazione ad un concorso non è mai troppa, anche dal punto di vista atletico. Se nel concorso si vuole poter dare almeno il 90%, a casa bisogna arrivare al 150%. In generale ho sempre cercato di poter fare il programma di ogni turno 2 volte di seguito, in modo da avere il margine necessario per sopravvivere alla situazione di tensione e stress e al conseguente calo di rendimento tipici dei concorsi. Un’altra cosa che consiglio a tutti è quella di non cambiare la routine che ognuno ha prima di suonare. Se a casa prima di suonare il programma (un turno per volta, ovviamente) da capo a fondo ci bastano 13 minuti di warm-up fatto bene, dovremo resistere alla tentazione di fare un maxi warm-up “da concorso” quando le cose “si fanno serie”. Troppo spesso sento gente che suona 15 volte il passo acuto per “assicurarsi” che “venga”... Se lo abbiamo studiato bene ed è venuto a casa, allora verrà anche nel concorso. Cambiare atteggiamento il giorno del concorso è segno di insicurezza. La quale non si presenterà se saremo sereni e tranquilli perchè ben preparati.

20. C’è un concerto o brano lirico-sinfonico che le piace in particolar modo eseguire?

Ce ne sono moltissimi... Mi sono divertito da matti a suonare la Valse di Ravel, la 5a di Mahler, il Poema dell’Estasi di Scriabin. Per quanto riguarda i brani da solista, cerco di suonare solo ciò che mi piace! I miei preferiti sono il concerto “Incantation, Thrène et Danse” di Alfred Desenclos, il concerto in Do minore di Vladimir Peskin, i due concerti di André Jolivet, Légende di Gheorghe Enescu e molti altri.

21. E quale vi ha messo più in difficoltà?

Forse qualche sinfonia di Bruckner. Succede spesso nella sua musica che si suoni fortissimo per lunghi tratti e poi ci si trovi un piccolo assolo pianissimo completamente soli con magari qualche salto discendente di sesta o di ottava dopo solo due misure di aspetto. Ne ricordo uno nella Sesta di Bruckner, in particolare. L’abbiamo incisa con Herbert Blomstedt. Credo che tra concerti e incisione quella misura non mi sia venuta nemmeno una sola volta nonostante ce l’abbia messa tutta...

22. Chi sono i suoi compositori preferiti?

Questa è facile... Bach, Ravel, Mahler, Debussy, Scriabin. Ascolto quasi ogni giorno il CD con i brani orchestrali di Debussy o quello con i brani orchestrali di Ravel, entrambi incisi dalla Montreal Symphony Orchestra sotto Charles Dutoit. Si può dire che siano la mia “droga”...

23. Quando partecipa ad un concorso quale è solitamente il suo stato d’animo? E come lo affronta?

La tensione aumenta con l’avvicinarsi del concorso, come credo sia normale. Però cerco di tranquillizzarmi facendo nella mente una lista delle difficoltà che potrei trovarmi davanti. Poi le prendo una ad una e mi chiedo se sono pronto a vincerle, e se sì, come. Se ce n’è una per la quale la risposta è no, continuo a prepararmi fino ad essere tranquillo su tutti i fronti. Ed è allora che mi sento pronto per la sfida.

24. Se invece si tratta di un concerto da solista o un concerto in veste di orchestrale?

Vedi sopra, la tranquillità proviene dal fatto di essere preparati. Cerco di comportarmi come se fosse un giorno qualsiasi (pasti, ore di sonno ecc.) e di rimanere rilassato. Un po’ di compagnia per alleggerire la tensione funziona bene. Oppure mi sdraio sulla brandina nel camerino e ripasso mentalmente i passaggi difficili.

25. Ha trombe e bocchini modificati, o sono modelli standard?

Al momento sto usando solo modelli “standard”. Una vecchia Bach 37 in Si bemolle e una Yamaha Xeno modello Chicago in Do. Come trombe a cilindri utilizzo strumenti della Dowids (Monaco), sia Si bemolle che Do. Trombini Scherzer, Schilke e Selmer tutti originali, a seconda della situazione. E tante altre. Come bocchini suono i modelli della JK (Josef Klier) 4C e 4D con bordo svitabile per poterlo usare con i bocchini da cornetta. Per il trombino uso lo Schilke 14B.

26. Nei momenti di crisi che penso ognuno di noi ha incontrato, quali sono per lei i metodi di “pronto soccorso”?

Analizzare la situazione. Chiedersi che cos’è che non va più e quale cambiamento può aver portato alla crisi. Poi risolvere sistematicamente il problema in questione (“reset”). Quasi sempre sono problemi di base che si risolvono con semplici esercizi di base. Nessuno va in crisi perchè non gli viene più il triplo staccato...

27. Ha da poco inciso un CD “Romantic Virtuosity”, che annovera i più importanti e virtuosistici concerti originali per tromba dell’epoca romantica nella loro versione con orchestra sinfonica. Vi troviamo autori quali: Vassilij Brandt, Oskar Böhme, Vladimir Peskin, Gustav Cords. Ce ne vuole parlare?

Mio padre 30 anni fa incise molti di questi brani con pianoforte. Purtroppo a causa di un litigio sui diritti che ebbe con la casa discografica, il disco fu tolto dal mercato. Fu così che decidemmo che l’avrei reinciso, questa volta con orchestra, aggiungendo alcuni brani. Tutti tranne il concerto di Oskar Böhme sono infatti stati incisi con orchestra in prima mondiale.Per me è stato un piacere, anche perchè non voglio assolutamente incidere Haydn o Hummel come prima cosa, poiché ritengo necessitino di una certa maturità che si verificherà, speriamo, con gli anni. Il mio grande sogno è incidere i 5 concerti francesi di Tomasi, Jolivet (2), Desenclos e Chaynes con un’orchestra veramente buona. Vedremo...

28. Lei è nato e cresciuto in Italia, che ricordi ha del Bel paese?

In realtà sono nato in Svizzera, ma ho vissuto in Italia per 6 anni. Ho per lo più dei bellissimi ricordi. Gli anni che vi ho passato sono stati i più vivaci e divertenti della mia vita. Ricordo con affetto i miei compagni del conservatorio di Como, quante ne abbiamo passate! La gente Italiana è unica, inconfondibile e... inguaribile. Amo molto il Bel paese, anche se dopo quei 6 anni ero contento di andarmene. Peccato che la politica sia così corrotta e incasinata, che i servizi ai cittadini siano talvolta ancora a livelli del paleolitico (almeno le poste mi sembrano migliorate un pochino...), e che troppo spesso non ci sia la gente competente dove serve. Mi ricordo che era difficilissimo ottenere un’aula per studiare in conservatorio a meno che non si fosse amici del bidello capo e lo si invitasse a cena ogni tanto...

29. La situazione musicale italiana oggi non è delle migliori, cosa ne pensa?

Una tristezza, una vergogna. Lasciar marcire in questo modo tutto quel potenziale e quel talento è a dir poco criminale. Quando invece sarebbe proprio in quel settore che lo stato dovrebbe investire le sue risorse. L’Italia ha un patrimonio culturale inconfondibile e irraggiungibile da qualsiasi altra nazione. Questo comprende anche i teatri, costruiti per celebrare un’arte che tutto il mondo ha saputo apprezzare, ma che in fondo nessuno sa fare meglio degli italiani. Molti dicono che non sia colpa di Berlusconi, ma se fosse contrario rimedierebbe. Speriamo che quando non ci sarà più non sarà tutto perso.

30. Facendo un paragone con l’estero, cosa si sente di dire?

Che forse all’estero c’è ancora un po’ più di rispetto verso il nostro mestiere, anche se pure in Germania ormai stanno chiudendo o fondendo varie orchestre, provocando proteste e scioperi, proprio come in Italia. È un periodo difficile per molti, anche per la Spagna che ultimamente è stata forse l’unico Paese a costruire molte nuove sale da concerto e teatri d’opera.

31. Cosa consiglia ad un ragazzo che oggi decide di intraprendere lo studio della tromba? E se questo fosse un prodigio, cosa gli consiglierebbe?

Innanzitutto lo incoraggerei a cercare sempre il miglior maestro disponibile, anche se si tratta di fare viaggi lunghi. Poi, di guardarsi intorno e vedere che cosa fanno gli altri, cercando di imitarli. Studiare il solfeggio e l’armonia, importantissimi. Di ascoltare tantissima musica classica. Di leggere tonnellate di musica e non limitarsi al programma del conservatorio, per nessun motivo. Se fosse un prodigio lo farei togliere da chi gli fa credere di esserlo...

32. Una domanda sul nostro portale. Cosa pensa del sito Trombettisti.net?

È uno dei maggiori contributi al mondo italiano della tromba, indispensabile e utilissimo. Complimenti!

Gentile Maestro Sommerhalder, grazie mille per aver concesso questa intervista a Trombettisti.net.

Le auguro buona fortuna per la sua bellissima carriera e arrivederci a presto!

E dopo l'intervista, gustatevi questo video dove il Maestro Sommerhalder esegue Légende di G. Enescu.

 

 

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